Medicina di genere (Gender Medicine)

La medicina di genere analizza i meccanismi attraverso i quali le differenze di sesso (biologico) e genere (comportamenti sociali e culturali) condizionano salute e malattia.

Pur essendo stata riconosciuta anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dal 2000, ancora oggi si discute troppo poco di Medicina di genere, una branca della medicina destinata a rivoluzionare l’approccio nella diagnosi e cura di molte patologie.
La sua origine risale al 1991 come “conseguenza” a un articolo della cardiologa Bernardine Healy in cui si denunciava la discriminazione femminile nella gestione delle malattie cardiovascolari: rispetto agli uomini, le donne erano meno sottoposte a indagine diagnostica, a ospedalizzazione e a cure terapiche.
Questo perché era opinione condivisa che le donne fossero protette da quel tipo di patologie, quindi alla comparsa dei sintomi (diversi rispetto a quelli riscontrabili negli uomini), raramente seguiva una diagnosi precoce e puntuale.

L’articolo, pubblicato in una nota rivista medica, fece scalpore, ma consentì la nascita di importanti nuovi studi che dimostrarono che uomini e donne sono differenti “sia in salute che nella malattia”.

Grazie ad essi, infatti, è stato scoperto che nei due generi le malattie si manifestano con sintomi diversi, che evolvono differentemente, che le risposte alle terapie non sono le stesse e che tutto questo è condizionato non solo dalle diversità anatomiche-fisiologiche dei due sessi, ma anche dall’età e dai fattori socio-culturali e comportamentali.

Medicina di genere


Lo scopo della Medicina di genere è dunque quello di studiare l’influenza del sesso (biologicamente parlando) e del genere (fattori sociali che condizionano i comportamenti psicologici e culturali) sulla fisiologia, fisiopatologia e cura di tutte le malattie per determinare un percorso di prevenzione e terapia equo ed efficace sia nell’uomo che nella donna.

Medicina di genere nell’uomo

In questi anni, le politiche sanitarie basate su un approccio di genere si sono concentrate maggiormente su strategie indirizzate a migliorare la salute delle donne (culturalmente svantaggiate), creando uno squilibrio, ma soprattutto l’idea assolutamente sbagliata che la Medicina di genere sia “la medicina femminile”.
Per riportare una giusta equità, principio cardine della “Gender Medicine”, nel 2018 l’OMS ha pubblicato uno studio sul rapporto uomo-malattia in cui è emerso che:

- la medicina tradizionale ha ancora difficoltà a riconoscere nell’uomo quelle malattie considerate culturalmente femminili (come l’infertilità), che vengono ancora troppo spesso sottostimate

- per motivazioni socio-culturali, il genere maschile è meno propenso a rivolgersi ai medici rispetto a quello femminile e/o tende a farlo più tardi

- avendo spesso una percezione dei fattori di rischio molto bassa, gli uomini sottovalutano l’importanza della prevenzione primaria e secondaria
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L’approccio al genere nella Medicina Tradizionale Cinese

Come entità opposte, imprescindibili e complementari, uomo e donna riflettono la dicotomia Yin Yang: un principio onnipresente nei fenomeni che costituiscono la nostra natura.
La singolarità determinata da sesso e genere è quindi intrinseca alla Medicina Tradizionale Cinese e da sempre oggetto di un approccio differenziato alla salute.
Presso lo Studio di Agopuntura e Medicina Cinese ci interfacciamo quotidianamente con la tendenza comportamentale descritta nel rapporto dell’OMS e che conduce ad una maggior presenza femminile tra i nostri pazienti. Una situazione che speriamo possa ben presto mutare perché sappiamo di disporre degli elementi per affrontare con successo affezioni e malesseri tipicamente maschili come l’impotenza, l’infertilità, disfunzioni erettili e altri sintomi del sistema uro-genitale. Come in altre situazioni, la singolarità di ogni paziente viene valutata col fine di individuare il trattamento terapeutico più efficace.

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Lo studio Julian Rottmann riceve a Lugano in via San Salvatore 4
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